Ho provato a fare Street-photography a Berlino (e non è andata bene)

Nell’unico viaggio che quest’estate mi ha tenuto lontano da Vienna, ho voluto approfittare del fatto che mi sarei ritrovato per la seconda volta a Berlino con qualche giorno in più e qualche must da visitare in meno della prima. Ispirato dalle recenti letture su alcuni dei più famosi fotografi degli ultimi tempi, mi sono detto che con il dinamismo di Berlino avrei potuto testare il mio occhio per la street photography e magari, chissà, ne avrei tirato fuori qualcosa di interessante.

Con la nuova macchina fotografica e un obiettivo 24-105 mi aspettavo di poter rubare scene di vita urbana spontanee e momenti della vita autentica di Berlino, ma i 3 giorni di scatti che ho accumulato si potrebbero riassumere in questo modo

  • Primo giorno: fallimento. Niente di interessante quando si cammina tra la folla di turisti, solo masse di persone che si fanno selfie di fronte ai monumenti e niente che è riuscito davvero a catturare la mia attenzione.

  • Secondo giorno: ho scoperto che la mia macchina ha la modalità otturatore silenzioso, questo può aiutarmi a non attirare l’attenzione! Leggendo e studiando le tecniche di chi fa questo genere abitualmente, ho capito che ci sono due modi principali di fare street photography. Potremmo definire il primo come il metodo In your face, molto diretto e provocatore, che corre il rischio di infastidire le persone e attirare confronti indesiderati. Il secondo è invece più discreto, che confonde l’osservatore come quando pensiamo che qualcuno ci sta salutando ma in realtà sta guardando la persona alle nostre spalle; potremmo definirlo il metodo “Non ho ancora capito come funziona questa camera/Non tu, quello dietro”. Uno dei grandi sostenitori di questa strategia è il fotografo Garry Winogrand, che non ho ancora studiato nel dettaglio ma che conosco proprio perché sono in molti a parlarne come grande esempio di questa tecnica. Senza esperienza in fotografia di strada, non credo che per me il primo metodo avrebbe funzionato, ma in ogni caso anche il secondo giorno è risultato un fallimento: soprattutto in contesti meno illuminati, come la metro, gli scatti sono usciti molto mossi e, per quel poco di interessante che ho trovato nei luoghi turistici, il fatto di non essere abituato a usare la camera senza non usare il mirino. Tra i pochi scatti che si salvano, mi piacciono quelli che raffigurano le strutture, che però sono più fotografie d’architettura.

Il terzo giorno, invece, quando abbiamo iniziato a scoprire altre parti della città e qualcosa alla fine, soprattutto in fase di edit, mi è piaciuto molto. Di seguito, ecco le foto che mi hanno fatto capire di avere ancora tanto da imparare e di essere ancora molto lontano da Elliott Erwitt.

Nel pomeriggio, guardando le barchette attraversare il fiume, è venuta anche a noi la voglia di provare. Il molo più vicino (e aperto a quell’ora) che abbiamo trovato, era nascosto in un punto della città che attraversare e visitare è stato per me forse il momento più incredibile di tutta la gita.

In fondo a questo percorso coperto da cataste di oggetti ammassati curiosamente e caoticamente, abbiamo trovato una Berlino diversa ad aspettarci, un angolo di romanticismo e tranquillità, se non fosse stato per la musica sparata al “volume di Berlino”. Per chi non lo sapesse, la musica a Berlino ha un solo volume: alto.

Guten Morning Barbie & Ken

Dalla barchetta che abbiamo preso a noleggio, in realtà un pedalò che ci ha consumato le gambe, è iniziata una side quest della nostra avventura: abbordare il relitto e conquistare il trono con la vista più bella della città, ovviamente per chi ama questo genere di cose…

Subito dopo siamo partiti alla conquista del ponte in lontananza. Sinceramente, al momento degli scatti la mia concentrazione era tutta presa dal panorama. Questo non stupirebbe mia madre, che dalle foto delle mie gite di scuola ha sempre e solo ricevuto orizzonti. In fase di editing, però, mi sono accorto che tra le linee architettoniche avevo catturato alcune storie, che ho cercato di tirare fuori. Questi, per me, sono gli scatti più belli di questa mia prova con la street photography

L’uomo sulla destra che cammina da solo, la coppia dietro di lui, l’uomo solitario poggiato alla colonna. Chissà chi erano…

Le opzioni per il taglio dell’immagine erano almeno due, ma le nuvole e i riflessi sull’acqua non sono anche loro uno spettacolo?

Anche qui ogni zoomata racconta una storia a sé. A me sembrano tutte ombre tanto solitarie che si muovono in un mondo troppo grande.

Un ultimo sguardo a questa diversa Berlino prima di tornare indietro.

Con l’inizio della sera i miei problemi di mancanza di luce e contorni mossi si sono fatti risentire. Ho conservato giusto qualche scatto che mi ha lasciato l’impressione, nella confusione, di raccontare ancora qualcosa della vita berlinese.

Pizza pa ta a(L)ate è ovviamente un ristorante di cibo italiano che ci tiene molto.

Alla fine, però, nonostante il fallimento della mia impresa (per la quale, tra l’altro, non mi ero fatto delle grandi aspettative) almeno sono riuscito (finalmente) a catturare la scia della metro dietro la persona che mi ha sopportato per tutto il viaggio e che nonostante ciò ha reso quest’avventura possibile.

In fondo poteva andare peggio… la metro poteva fermarsi prima, fuori campo.

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L’esperienza della (quasi) disconnessione nel nostro tempo

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August Sander, ritratti della Germania del XX secolo